Investire in Indonesia: come scegliere la giusta zona industriale

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A cura dellItalian Desk di Dezan Shira & Associates

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Negli ultimi anni Vietnam, Myanmar e India sono sotto i riflettori come potenziali aree di interesse per stabilire produzioni industriali. Una menzione a parte va fatta per l’Indonesia, il quarto Paese più grande al mondo, che dispone di numerosi punti di forza che la rendono una meta ambita agli occhi degli investitori stranieri. Innanzitutto, con oltre 260 milioni di abitanti e un’età media di 28,6 anni, l’Indonesia dispone di un’ampia forza lavoro e di una popolazione mediamente giovane. Inoltre, il processo di urbanizzazione che questo Paese sta conoscendo alleggerisce sensibilmente i costi che le imprese straniere devono sostenere per produrre e vendere i loro prodotti direttamente alla crescente classe media indonesiana.

Consapevole dell’impatto che lo sviluppo del settore manifatturiero può avere sul tasso di occupazione, e più in generale sulla crescita economica del Paese (riducendo così la dipendenza dalle esportazioni), il presidente Joko “Jokowi” Widodo ha lanciato numerosi provvedimenti mirati ad aumentare i flussi di investimento provenienti dall’estero, al fine di rendere l’economia dell’arcipelago più competitiva e di accelerare, così, il suo processo di industrializzazione.

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I sopracitati fattori possono giocare un ruolo strategico fondamentale nel convincere potenziali investitori ad investire in Indonesia e a stabilirvi quindi i loro impianti produttivi. Il territorio indonesiano però, essendo costituito da circa 13.664 isole e più di cento vulcani attivi, rende alquanto complessa ogni decisione in merito al luogo ideale in cui localizzare gli impianti produttivi.

Questo articolo, dunque, provvede a fornire una guida relativa ai criteri che sia le imprese straniere che quelle locali dovrebbero considerare al fine di trovare un’ottimale base produttiva in Indonesia.

Giava occidentale

Con una popolazione di oltre 141 milioni di abitanti, Giava è l’isola più popolosa (il 56.7% dell’intera popolazione indonesiana vive su quest’isola) e sviluppata dell’intero arcipelago, dato che la rende la meta perfetta per gli investimenti esteri.

La parte occidentale dell’isola, in particolare, essendo in prossimità di Giacarta, è sede di numerose zone industriali. Per di più, in seguito all’incremento del costo del lavoro e delle terre nella capitale, numerose società hanno iniziato a costruire i loro impianti produttivi in diverse città situate nella parte occidentale di Giava, come Tangerang, Bekasi, Depok, e Bogor.

Toyota, Nestle, LG e Samsung, per citarne alcune, hanno stabilito i propri impianti nella suddetta area. Grazie alla posizione strategica, queste società possono infatti beneficiare della prossimità ai numerosi servizi commerciali situati nella capitale indonesiana e, al tempo stesso, rimanere a stretto contatto con i propri consumatori.

Jabodetabek, il nome ufficiale dell’area che circonda Giacarta, dispone di alcune tra le migliori infrastrutture in tutto il Paese, come ampi porti e sistemi elettrici affidabili.

Il contesto infrastrutturale consente di mantenere i costi logistici piuttosto bassi, rendendo, di conseguenza, più facile ed economico produrre ed esportare beni.

Sebbene molti siano i vantaggi che rendono quest’isola uno dei migliori posti in Indonesia in cui stabilire i propri impianti manifatturieri, è doveroso prendere in considerazione alcuni dei lati meno positivi.

Innanzitutto, il livello dei salari minimi in questa regione è il più alto su base nazionale. In aggiunta, non sono rari i casi di carenza di terreni. Per ultimo va menzionato che, sebbene questa regione sia tra le più evolute nella penisola in termini di infrastrutture, città come Jakarta e Bandung (capitale dell’isola) sono spesso caratterizzate da casi di sovraffollamento dei centri urbani che influiscono, inoltre, sulle operazioni portuali.

Ad onor del vero, Tanjung Priok, il porto più grande e frequentato di tutta l’Indonesia, è considerato uno tra i meno efficienti per via dell’eccessiva lentezza nella gestione delle operazioni doganali e anche per problemi di capienza. Secondo i dati relativi a maggio 2015, dopo essere stati svuotati, i containers lasciavano il porto di Tanjing Priok in media dopo sei giorni, circa il doppio del tempo impiegato in Malaysia e, addirittura, cinque volte di più rispetto a quello impiegato a Singapore.

Isole Riau

Tra le varie isole che compongono questo arcipelago, le isole Batam, Bintan e Karimun sono quelle potenzialmente più appetibili in sede di insediamento di stabilimenti manifatturieri in Indonesia. Esse hanno guadagnato lo status di “zona economica speciale” dopo l’accordo raggiunto tra Indonesia e Singapore, il quale ha permesso di eliminare i dazi e le imposte a valore aggiunto precedentemente vigenti nei riguardi di Batam, Bintan, Karimum.

Le conseguenze non si sono fatte attendere: Batam, per esempio, ha sviluppato il maggiore centro produttivo navale dell’ intera Indonesia e, per di più, è diventata un punto nevralgico nella produzione di elettronica. Attratti da tale crescita, numerosi investitori provenienti da Singapore hanno optato per investire in quest’area, potendo beneficiare di minori costi in termini di manodopera e terreni. D’altro canto, il recente aumento del livello dei salari sta portando diversi imprenditori stranieri ad abbandonare le isole Riau in cerca di posti che offrano condizioni economiche più vantaggiose. A questo si aggiunge il fatto che il porto di Batam non dispone di un mare abbastanza profondo. A causa di questo aspetto, le società sono costrette a cercare soluzioni logistiche alternative.

Ciononostante, l’isola continua ad investire per candidarsi come una tra le prime mete nelle quali stabilire la produzione di prodotti. L’Autorità per lo sviluppo industriale di Batam (BIDA) sta introducendo numerose novità al fine di ridurre le procedure burocratiche necessarie per investire sull’isola. Infatti, grazie alla BIDA, sono necessari soltanto venti giorni lavorativi per ottenere l’approvazione per i progetti di investimento.

Related Resources  Per saperne di più: Introduzione ai Parchi Industriali e alle Zone Economiche Speciali in Indonesia 

Altre aree: Giava centrale e orientale

Sebbene la parte occidentale dell’isola di Giava e l’isola di Batam continuino ad essere le mete più ambite in Indonesia, principalmente grazie alle infrastrutture, gli investitori guardano anche a possibili alternative di investimento.

La parte centrale e quella orientale dell’isola di Giava mantengono la loro attrattività per le imprese che vogliono operare in un territorio prossimo a Giacarta. I produttori tessili per esempio si concentrano nella Giava centrale principalmente perché possono trarre vantaggio dal minore costo della manodopera, la quale conta ad oggi 33 milioni di persone.

Preso atto dello stato di arretratezza in cui la Giava centrale imperversa da un punto di vista infrastrutturale, le autorità si stanno dedicando attivamente al miglioramento delle strutture presenti nella zona considerata e alla creazione di mercati attrattivi per gli investitori. A conferma di ciò, a novembre dello scorso anno, è stato inaugurato il Parco Industriale di Kendal, un parco che si estende per 2.700 ettari a Semerang, la capitale della Giava centrale.

Rispetto a quest’ultima, la Giava orientale offre un’area territoriale più vasta e una popolazione più numerosa. Recentemente si è impegnata nella costruzione di parchi industriali che possano permetterle di poter competere in un futuro prossimo con la sua controparte occidentale. Inoltre, la Giava orientale è considerata come un punto di accesso all’Indonesia dell’est, una regione caratterizzata da un ricco spettro di risorse naturali e un alto potenziale di investimenti.

In conclusione, identificare il posto migliore dove stabilire le proprie strutture produttive è una scelta strategica molto delicata che non può essere ben ponderata se non si conosce bene il variegato territorio della penisola. Sarebbe utile, per le imprese straniere desiderose di investire in Indonesia, contattare le autorità indonesiane o servirsi della consulenza di esperti sul territorio  al fine di ottenere informazioni circa le zone economiche speciali e gli incentivi disponibili.


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